La risata è una delle poche cose che accomuna tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla lingua o dalla cultura. Ma perché ridiamo? Dal punto di vista neurologico, l’umorismo attiva il sistema limbico, la parte del cervello legata alle emozioni e alle ricompense. In sostanza, quando percepiamo un’incongruenza tra ciò che ci aspettiamo e ciò che accade davvero, il cervello “scarica” quella tensione cognitiva con una risata. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i cani e i grandi primati emettono vocalizzazioni simili alla risata durante il gioco. Gli scimpanzé, in particolare, producono un suono ritmico e ansimante che gli etologi considerano l’antenato evolutivo della nostra risata. Anche gli antichi ridevano, ovviamente, ma con bersagli diversi: i Romani erano maestri nell’ironia politica e sociale. Le commedie di Plauto prendevano in giro i patrizi arroganti, i parassiti, i servi furbi e — già allora — la corruzione e l’inefficienza dei funzionari pubblici. Alcuni vizi, evidentemente, non conoscono epoche.
La barzelletta: il sindaco, l’elefante e il posto in comune
Il sindaco di Catania decide di sostituire come emblema della città l’elefante di roccia lavica con uno vivo. Così telefona a Moira Orfei e le chiede se per caso lei abbia un elefante da vendergli. Moira ci pensa su un attimo e poi gli dice:
«Sì sì, ne ho uno che sta nel mio circo da trent’anni ed è bravissimo: se gli dici di alzare una zampa lui la alza; se gli dici di alzare la proboscide lui la alza; se gli dici di roteare la coda lui la rotea… insomma, un professionista.»
Il sindaco è contentissimo. Il giorno della presentazione alla stampa del nuovo simbolo della città, si rivolge solenne all’elefante:
«Dumbo, alza la zampa!»
Ma l’elefante se ne sta fermo come una statua.
«Dumbo, muovi la coda!»
Niente. Immobile. Imperturbabile.
Il sindaco telefona allora inviperito a Moira Orfei per protestare. Moira arriva subito, si avvicina all’elefante e gli chiede spiegazioni sul suo comportamento. E l’elefante, con tutta la calma del mondo:
«Senti, Moira, finché ero al circo lavoravo sodo, e va bene. Però ora che ho trovato un posto in comune, me la potrò pure prendere comoda, no?»
Perché fa ridere
Il meccanismo comico si regge su un classico colpo di scena finale: per tutta la barzelletta ci aspettiamo un problema tecnico, un malinteso o una gaffe del sindaco. Invece la “punch line” ribalta tutto — ed è l’elefante stesso a svelare la verità con una lucidità disarmante. Il vero bersaglio è il luogo comune sul lavoro nella pubblica amministrazione: l’idea, tutta italiana, che un “posto fisso” garantito equivalga automaticamente a una carriera in slow motion. La scelta di ambientare la storia a Catania, con l’elefante simbolo araldico della città, aggiunge un ulteriore strato di ironia geografica che rende il tutto ancora più pungente. Dumbo, insomma, non è stupido: ha solo capito le regole del gioco meglio di tutti gli altri.
