Ridere è una cosa seria. Lo dicono anche gli scienziati: secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade davvero. Un meccanismo neurobiologico preciso, che coinvolge dopamina e sistema limbico. E non siamo soli: anche i ratti e gli scimpanzé producono vocalizzazioni simili alla risata durante il gioco. Però, diciamoci la verità, nessun ratto ha mai scritto una barzelletta decente.
Nella storia, l’umorismo ha sempre rispecchiato il potere: gli Antichi Romani ridevano di tutto tranne che dell’imperatore — o almeno facevano finta. Le battute più diffuse prendevano di mira i barbari, i medici incompetenti e le mogli dispotiche. Classici intramontabili. Con il tempo, l’ironia si è spostata su bersagli più democratici: la burocrazia, i suoceri, e — naturalmente — i neopatentati.
Dal Diario di una neopatentata
2 gennaio: Evviva! Mi hanno dato la patente! Finalmente posso guidare senza dover stare ad ascoltare l’istruttore che ripete continuamente: “Attenta! Senso vietato”, “Stai andando contromano!”, “Attenta a quella vecchietta, frena, frena!”. Proprio non so come ho fatto a sopportarlo per due anni…
8 gennaio: L’autoscuola ha organizzato una festa perché ho finito. Gli istruttori si sono commossi. Uno ha detto che avrebbe fatto dire una messa di ringraziamento, un altro sembrava avere le lacrime agli occhi, e tutti hanno proposto un brindisi per celebrare l’avvenimento. È stato tutto molto carino, ma penso che la mia patente non meritasse tanta esagerazione.
12 gennaio: Ho comprato una macchina! Sfortunatamente ho dovuto lasciarla dal concessionario perché mi sostituisse il paraurti posteriore: quando ho provato a uscire, ho inserito la marcia indietro invece della prima. Dev’essere la mancanza di pratica — è una settimana che non guido!
14 gennaio: Eccola, la mia macchina. Ero talmente soddisfatta uscendo dal concessionario che ho deciso di fare un giro. Evidentemente un sacco di altra gente ha avuto la stessa idea, perché sono stata seguita da un numero incredibile di automobilisti che suonavano come a un matrimonio! Ho deciso di stare al loro gioco e ho ridotto la velocità da 10 a 5 km/h… Agli altri la cosa è piaciuta parecchio e hanno suonato ancora di più.
22 gennaio: I miei vicini di casa sono davvero fantastici. Hanno messo dei cartelli con scritto, in grande: “ATTENZIONE alle manovre”; mi hanno dato il posteggio più grande e hanno proibito ai loro bambini di uscire quando faccio manovra. Penso che sia per non darmi fastidio. Ci sono ancora persone gentili a questo mondo…
31 gennaio: Gli altri automobilisti suonano continuamente e mi fanno dei segni. Io penso che sia simpatico ma anche un poco pericoloso. Ce n’era uno che voleva dirmi qualcosa, ma non ho trovato il tasto per abbassare i finestrini. Mentre lo cercavo, per poco non tamponavo un tizio. Fortunatamente andavo alla mia velocità di crociera: 10 km/h.
10 febbraio: Gli altri automobilisti hanno abitudini bizzarre. Non solo fanno mille segni, ma passano il tempo a urlare. Non so cosa dicano perché ho i finestrini chiusi, ma credo cerchino di darmi informazioni. Lo penso perché mi è sembrato di sentire uno che diceva “tornatene a casa tua”. Stupefacente. Come ha fatto a sapere dove stavo andando? Quando avrò trovato quel maledetto tasto, mi chiarirò parecchi dubbi.
19 febbraio: La città è mal illuminata. Oggi ho fatto la mia prima uscita notturna e ho dovuto guidare sempre con gli abbaglianti accesi per riuscire a vedere bene. Tutti quelli che ho incrociato sembravano d’accordo con me, perché accendevano gli abbaglianti anche loro; qualcuno ha acceso pure dei fari aggiuntivi. L’unica cosa che non ho capito è perché suonavano. Forse per spaventare un cane, o un gatto. Va’ a sapere.
26 febbraio: Oggi ho avuto un incidente. Sono entrata in una rotonda e, siccome c’erano parecchie macchine — non voglio esagerare, ma dovevano essere almeno quattro — non sono riuscita a uscire. Ho continuato a girare stando vicino al centro, in attesa di un’occasione. Questo mi ha fatto girare la testa e ho finito per sbattere contro il monumento al centro. Dovrebbero limitare la circolazione nelle rotonde a una sola vettura alla volta.
3 marzo: La sfortuna mi perseguita. Sono andata a prendere la macchina al garage e, mentre uscivo, ho sbagliato pedale: ho accelerato a fondo invece di frenare! Ho urtato una macchina che passava, rovinandogli tutta la fiancata destra. Il caso ha voluto che l’autista fosse proprio l’esaminatore che mi aveva dato la patente. Un buon uomo, senza dubbio. Ho insistito sul fatto che era solo colpa mia, ma lui, molto cortesemente, non ha smesso di ripetere: “Che Dio mi perdoni, che Dio mi perdoni!”
Perché fa ridere?
Questa barzelletta funziona perché costruisce un narratore inconsapevole: la protagonista interpreta ogni segnale d’allarme come un gesto di gentilezza o simpatia. Gli istruttori fanno una festa? Che carini. I vicini mettono cartelli d’avvertimento? Premurosi. L’esaminatore invoca il perdono divino? Un vero galantuomo. È il trionfo dell’ironia drammatica: il lettore sa tutto, lei non sa nulla, e questo divario è la fonte inesauribile del comico. Un meccanismo vecchio come il mondo — e ancora infallibile.
