Il muscolo che blocca l’evacuazione quando sei seduto e come lo squat profondo lo rilassa completamente

Lo squat è uno degli esercizi più completi che esistano, ma c’è un aspetto di cui si parla raramente: il suo impatto sorprendente sulla digestione e sull’evacuazione intestinale. Non si tratta di una curiosità da palestra, ma di un meccanismo fisiologico ben preciso, che riguarda chiunque abbia mai lottato con un intestino pigro o una digestione lenta.

Il corpo umano non è stato progettato per la sedia

Prima di parlare di tecnica, vale la pena capire il contesto. Per migliaia di anni, gli esseri umani hanno defecat in posizione accucciata, ovvero in una postura molto simile allo squat profondo. Solo con l’avvento del water moderno ci siamo abituati a sederci con le ginocchia a 90 gradi, una posizione che, dal punto di vista anatomico, non è affatto ideale per lo svuotamento intestinale.

Il motivo riguarda il muscolo puborettale, che forma una sorta di laccio attorno al retto. In posizione seduta, questo muscolo rimane parzialmente contratto, creando un angolo nell’intestino che ostacola il passaggio delle feci. In posizione accucciata, invece, il muscolo si rilassa completamente, l’angolo si raddrizza e l’evacuazione diventa molto più fluida e naturale.

Cosa succede al sistema digestivo durante uno squat

Quando esegui uno squat corretto — con i piedi alla larghezza delle spalle, le ginocchia che seguono la direzione delle dita dei piedi e la schiena dritta — il corpo compie molto più di un semplice esercizio muscolare. La flessione profonda delle anche e delle ginocchia stimola meccanicamente l’intestino, favorendo la peristalsi, ovvero i movimenti ritmici che spingono il cibo lungo il tratto gastrointestinale.

Inoltre, durante l’esercizio, la respirazione diaframmatica che si attiva naturalmente esercita una pressione ritmica sugli organi addominali, che funziona quasi come un massaggio interno. Questo effetto è particolarmente utile per chi soffre di gonfiore addominale, stitichezza o transito intestinale rallentato.

Come eseguirlo correttamente per ottenere benefici digestivi

Non tutti gli squat sono uguali. Per massimizzare i benefici sull’intestino, è fondamentale scendere abbastanza in profondità — almeno fino a portare le cosce parallele al pavimento, meglio ancora se riesci ad andare più giù. Uno squat superficiale non produce lo stesso effetto di decompressione e rilassamento sui muscoli del pavimento pelvico.

  • Tieni i talloni a terra per tutta la durata del movimento
  • Mantieni la schiena neutra, senza inarcamenti eccessivi o rotondità lombari
  • Respira in modo consapevole: inspira mentre scendi, espira mentre risali
  • Non affrettare il movimento: la fase di discesa deve essere lenta e controllata

Se hai difficoltà a scendere in profondità senza alzare i talloni, puoi iniziare con un piccolo rialzo sotto i piedi oppure tenerti a una sbarra o a una porta per trovare l’equilibrio. Con il tempo, la mobilità migliorerà naturalmente.

Quando e quanto farlo

Non serve trasformarsi in atleti per raccogliere questi benefici. Anche solo 10-15 squat profondi al mattino, a corpo libero, sono sufficienti per stimolare l’intestino e preparare il corpo all’evacuazione. Molti nutrizionisti e fisioterapisti lo consigliano proprio al risveglio, quando il sistema digestivo è già naturalmente attivo grazie al riflesso gastro-colico.

Chi pratica yoga riconoscerà in questo movimento una variante della posizione della malasana, la squat yoga, da sempre utilizzata nelle tradizioni orientali proprio per favorire la digestione e il benessere pelvico. Un caso in cui scienza e tradizione si incontrano perfettamente.

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