La barzelletta del bambino che mangia un chiodo: il finale del medico ti farà scoppiare a ridere

Ridere è una delle attività più antiche e universali dell’essere umano. Ma perché ridiamo? La scienza ci dice che la risata stimola il rilascio di endorfine, riduce il cortisolo (l’ormone dello stress) e rafforza i legami sociali. Secondo la teoria dell’incongruenza, ridiamo quando il nostro cervello percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che invece accade: un meccanismo cognitivo che, paradossalmente, ci aiuta a elaborare situazioni complesse. Non siamo soli in questa abitudine: anche i ratti, i cani e i grandi primati producono suoni simili alla risata durante il gioco. Il neuroscienziato Jaak Panksepp ha dimostrato che i topi emettono ultrasuoni a 50 kHz quando vengono solleticati — il che, ammettiamolo, è già di per sé abbastanza divertente. Nella storia, l’ironia ha assunto forme diverse. Gli Antichi Romani erano maestri del sarcasmo: si prendevano gioco dei politici corrotti, delle mogli fedifrague, dei medici incapaci e dei liberti arricchiti. Marziale e Giovenale nei loro epigrammi e satire non risparmiavano nessuno. Insomma, il genere umano ride da sempre — e per fortuna non ha ancora smesso.

La barzelletta

Al pronto soccorso si presenta una mamma con il bambino. La signora è spaventatissima, corre davanti a tutta la fila gridando a squarciagola:

– Aiuto! Aiuto! Mio figlio… il mio bambino ha mangiato un chiodo! Madre Santa, aiutatelo! Morirà!

Arriva il medico e cerca di tranquillizzare la donna, spiegandole che non è una situazione così grave: il chiodo verrà quasi certamente espulso in modo naturale. La mamma, però, non si convince:

– Ah, dottore! Quel chiodo mi fa paura, potrebbe bucargli qualcosa dentro e farlo morire di emorragia!

– Ma no, signora, si figuri! Stia tranquilla. Sa cosa ho inghiottito io da piccolo? Un mangianastri intero. E non mi è successo niente! Non mi è successo niente! Non mi è successo niente! Non mi è successo niente! Non mi è successo niente…

Spiegazione della barzelletta

Il meccanismo comico si basa su un classico colpo di scena finale. Il medico, nel tentativo di rassicurare la madre citando la propria esperienza da bambino, rivela involontariamente di aver inghiottito un mangianastri — e il fatto che continui a ripetere la stessa frase in loop è esattamente l’effetto del nastro bloccato di quell’aggeggio ancora in funzione nel suo stomaco. L’incongruenza tra l’autorevolezza del dottore e la sua condizione surreale è ciò che scatena la risata: ci aspettiamo una rassicurazione medica professionale, e invece otteniamo la prova vivente che qualcosa, lì dentro, non funziona proprio benissimo.

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