Chi guida e assume farmaci regolarmente si trova oggi in una posizione scomoda: il nuovo Codice della Strada ha riacceso i riflettori su un problema tutt’altro che nuovo, ma che nel 2025 rischia di colpire migliaia di automobilisti del tutto inconsapevoli. Si tratta dei cosiddetti falsi positivi ai test tossicologici, ovvero quei casi in cui un controllo stradale restituisce un esito positivo per sostanze stupefacenti anche in assenza di qualsiasi uso illecito. La causa? Semplici medicinali da banco o farmaci prescritti dal medico.
Cosa si intende per falso positivo al controllo su strada
Un falso positivo si verifica quando un test tossicologico — quello effettuato dalle forze dell’ordine durante un posto di blocco — rileva la presenza di sostanze che mimano i marker delle droghe, pur non essendoci stato alcun consumo di stupefacenti. Non è un fenomeno nato con la nuova riforma del CdS: esiste da anni, ma l’inasprimento delle sanzioni lo ha reso molto più pericoloso per chi finisce nella situazione sbagliata nel momento sbagliato.
Il caso più clamoroso degli ultimi mesi riguarda la Tachipirina, uno dei farmaci da banco più comuni in Italia, assunto da milioni di persone per febbre, mal di testa e dolori muscolari. Alcuni automobilisti che l’avevano assunta si sono ritrovati con un test positivo e, in certi casi, con il ritiro immediato della patente. Una situazione kafkiana, per chi si è trovato a difendersi senza aver fatto nulla di illecito.
Perché i farmaci possono interferire con i test tossicologici
I test utilizzati durante i controlli stradali sono progettati per rilevare specifiche molecole o loro metaboliti. Il problema è che alcune sostanze contenute nei farmaci — anche quelli comunissimi — hanno una struttura chimica simile a quella di alcune droghe, oppure vengono metabolizzate in modi che “confondono” il test.
Tra le categorie di medicinali che possono generare un falso positivo ci sono:
- Antistaminici: spesso associati a sonnolenza, possono interferire con i marker di alcune sostanze psicotrope
- Psicofarmaci e antidepressivi: alcune molecole sono strutturalmente affini ai cannabinoidi o agli oppioidi sintetici
- Farmaci a base di cannabinoidi: legalmente prescritti in Italia per diverse patologie, ma rilevati dai test come cannabis
- Antidolorifici comuni: inclusa, appunto, la Tachipirina in certi contesti
- Alcuni alimenti: i semi di papavero, ad esempio, possono restituire tracce di oppioidi
Cosa dice davvero la legge: nessun elenco ufficiale dei farmaci vietati
Uno degli aspetti più critici dell’attuale normativa è che non esiste un elenco ufficiale dei farmaci vietati alla guida. Il Ministero dei Trasporti ha chiarito che non vi è un divieto assoluto di guida per chi assume farmaci — anche quelli contenenti cannabinoidi su prescrizione medica — ma si richiede una valutazione caso per caso, basata sulle condizioni di salute del paziente e sulla terapia seguita.

Questo approccio, pur essendo teoricamente corretto, lascia il conducente in una zona grigia pericolosa: nessuno strumento pratico, nessuna lista di riferimento, nessuna tutela preventiva chiara. E nel momento del controllo, è l’automobilista a trovarsi in difficoltà, spesso senza poter dimostrare immediatamente la propria innocenza.
Come tutelarsi prima di mettersi al volante
La prima mossa, spesso sottovalutata, è leggere attentamente il foglietto illustrativo di ogni farmaco che si assume. Nella sezione Avvertenze, alla voce specifica “Guida di veicoli e utilizzo di macchinari”, il produttore è obbligato a indicare se il medicinale può compromettere le capacità di guida. È un’informazione che in pochi cercano, ma che può fare la differenza.
Oltre a questo, è utile adottare alcune precauzioni concrete:
- Parlare con il proprio medico prima di guidare se si segue una terapia continuativa, chiedendo esplicitamente se il farmaco può influenzare un test tossicologico
- Conservare sempre la ricetta medica o la confezione del farmaco in auto, specialmente in caso di terapie con cannabinoidi o psicofarmaci
- Chiedere un secondo test in caso di positività: il test su strada è solo un primo screening, e il conducente ha il diritto di richiedere l’analisi del campione biologico in laboratorio, che è molto più precisa
- Rivolgersi a un avvocato prima di firmare qualsiasi verbale, se si è assolutamente certi di non aver fatto uso di sostanze stupefacenti
Il paradosso della tolleranza zero selettiva
C’è un aspetto del nuovo CdS che ha fatto discutere e continua a farlo: mentre per l’alcol alla guida esiste una soglia di tolleranza legale (0,5 g/l nel sangue per la maggior parte dei conducenti), per le sostanze stupefacenti vige una tolleranza zero assoluta. Anche una traccia minima, anche se residuale di giorni precedenti o derivante da un farmaco, può teoricamente comportare sanzioni severe.
Questa asimmetria normativa è al centro del dibattito tra giuristi, medici e associazioni di categoria. Applicare la tolleranza zero senza distinguere tra chi è effettivamente alterato alla guida e chi assume farmaci legittimi non tutela la sicurezza stradale: la complica, scaricando sull’automobilista un’incertezza normativa che dovrebbe invece essere risolta a monte dal legislatore.
Finché non arriverà una risposta chiara — una lista ufficiale, una soglia scientificamente definita, un protocollo standard per i controlli — il consiglio più concreto resta uno: informarsi prima di partire, con lo stesso scrupolo con cui si controlla il livello dell’olio o la pressione degli pneumatici.
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