Comprare un carrarmato usato su eBay non è esattamente una cosa che capita tutti i giorni. Eppure Nick Mead, collezionista e meccanico britannico, l’ha fatto davvero — e quello che ha trovato al suo interno avrebbe fatto girare la testa a chiunque. Il problema è che la storia, anziché concludersi con un colpo di fortuna, si è trasformata in una delle delusioni più cocenti che si possano immaginare.
Un carrarmato iracheno acquistato per passione
Nick Mead non è un tipo qualunque: è un appassionato di veicoli militari, con le competenze tecniche per rimetterli in sesto e la passione per i pezzi rari. Qualche anno fa ha acquistato un Army Type 69, un carro armato iracheno che in realtà è una copia cinese del sovietico T-55, largamente utilizzato all’epoca dell’Unione Sovietica. Un oggetto ingombrante, complesso, che quasi nessun civile si troverebbe mai a maneggiare — ma per Mead era esattamente il tipo di sfida che cercava.
Durante le operazioni di ispezione e restauro del veicolo, l’uomo ha fatto una scoperta che definire inaspettata sarebbe un eufemismo: cinque lingotti d’oro nascosti all’interno del serbatoio del carburante, per un valore stimato tra i 2 e i 2,5 milioni di euro.
Da dove veniva quell’oro?
La provenienza dei lingotti non ha richiesto chissà quale indagine per essere ipotizzata. Quasi certamente, l’oro proveniva dal Kuwait, razziato dai soldati iracheni durante l’invasione del 1990. Per qualche ragione — forse la fretta, forse il caos della guerra — quei lingotti erano rimasti nascosti nel serbatoio del carro armato, dimenticati lì per decenni, fino a quando Mead non ha rimesso le mani sul mezzo.
Una scoperta del genere avrebbe potuto trasformarsi in una svolta di vita. E invece Mead ha fatto una scelta che, col senno di poi, lui stesso rimpiange profondamente: ha contattato subito le autorità, segnalando il ritrovamento e consegnando i lingotti senza trattare alcuna condizione. La polizia li ha confiscati immediatamente, rilasciando solo una ricevuta ufficiale e promettendo aggiornamenti.
Il finale che nessuno si augurerebbe
Quei lingotti sono stati classificati come “bottino di guerra rubato”, il che li esclude automaticamente dalla categoria dei cosiddetti “tesori” casuali — quelli per cui, in alcuni ordinamenti giuridici, chi trova ha diritto a una quota del valore. Trattandosi di beni sottratti illegalmente durante un conflitto armato, la legge ne prevede la restituzione ai legittimi proprietari, senza alcuna ricompensa per chi li ha rinvenuti.

Il ritrovamento risale al 2017. A sette anni di distanza, Mead ha dichiarato alla stampa di non aver ricevuto un solo centesimo. Le autorità, stando a quanto riportato, starebbero ancora cercando i proprietari originari — una ricerca che, evidentemente, non è mai stata trattata come priorità assoluta.
- Nessuna ricompensa ufficiale per il ritrovamento
- Nessun aggiornamento concreto sulle indagini dopo anni
- Mead ha dichiarato pubblicamente di pentirsi di non aver negoziato prima di consegnare i lingotti
Una lezione amara, che mette in discussione il rapporto tra onestà civica e tutela degli interessi personali. Non perché consegnare refurtiva di guerra sia sbagliato — anzi — ma perché il sistema non ha in alcun modo riconosciuto il gesto.
I lingotti d’oro: come funziona la tracciabilità
C’è un dettaglio tecnico che vale la pena sottolineare: tutti i lingotti d’oro sono rintracciabili. Su ciascuno sono incisi segni distintivi e numeri seriali che permettono di risalire alla zecca di produzione e, in molti casi, ai proprietari originari. È proprio questo sistema di identificazione che ha reso possibile — almeno in teoria — collegare quei lingotti al Kuwait e al saccheggio del 1990.
Le riserve auree mondiali: chi ha più oro?
La vicenda offre anche uno spunto per guardare al mercato dell’oro su scala globale. Le riserve auree nazionali sono un indicatore di solidità economica e, al momento, la classifica vede:
- Stati Uniti al primo posto, con oltre 8.100 tonnellate
- Germania al secondo, con circa 3.300 tonnellate
- Italia al terzo posto, con 2.450 tonnellate — un dato spesso sottovalutato
- Francia, Russia e Cina seguono con valori compresi tra le 2.100 e le 2.440 tonnellate
I numeri variano di anno in anno, ma il podio è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi decenni. Una stabilità che racconta quanto l’oro, nonostante tutto, resti ancora oggi uno degli asset più strategici al mondo — anche quando si trova nascosto nel serbatoio di un vecchio carro armato iracheno comprato su eBay.
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