Con il caro energia ancora ben presente nelle tasche degli italiani, il riscaldamento a legna e pellet torna al centro dell’attenzione. Non solo per ragioni economiche, ma anche per una serie di bonus fiscali 2026 che permettono di recuperare una parte consistente delle spese. Dalla detrazione del 50% sulle ristrutturazioni al Conto Termico GSE, gli incentivi ci sono — ma bisogna sapere come funzionano davvero.
Bonus Ristrutturazioni 50%: come funziona per stufe a pellet e caldaie a legna
Il principale strumento a disposizione dei contribuenti è il Bonus Ristrutturazioni al 50%, prorogato fino al 31 dicembre 2026 dalla Legge di Bilancio 2026. Si applica alle spese fino a 96.000 euro per unità immobiliare e copre l’installazione, la sostituzione o l’adeguamento di stufe, caldaie e termocamini alimentati a legna o pellet. La detrazione viene recuperata in 10 quote annuali di pari importo, quindi non si tratta di un rimborso immediato ma di un risparmio fiscale distribuito nel tempo.
Per accedere al bonus è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifico parlante con causale specifica, inviare la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dall’intervento e conservare tutta la documentazione fiscale e tecnica. Non è una procedura complicata, ma richiede attenzione: un errore nella causale del bonifico o un ritardo nella comunicazione ENEA possono far saltare la detrazione.
Ecobonus 65% e limiti alle emissioni: chi può accedervi nel 2026
L’Ecobonus al 65%, ora ribattezzato Bonus Casa 65%, è riservato nel 2026 principalmente a partite IVA e condomini. Per i privati l’aliquota è scesa al 50% già dal 2025. Per rientrare in questa categoria di incentivo, l’impianto a biomassa deve rispettare standard precisi: classe energetica A+ o superiore, rendimento superiore all’85% e limiti emissivi conformi al DM 186/2015. È obbligatoria anche la certificazione APE prima e dopo l’intervento.
Attenzione alle zone con restrizioni antismog: in Piemonte, ad esempio, durante le giornate di allerta Fase 5 l’utilizzo di stufe a legna è vietato, e questo incide anche sull’accesso agli incentivi. Le stufe con potenza inferiore a 8 kW o prive di filtro antiparticolato sono escluse dai bonus a partire dal 1° gennaio 2026, per effetto del DM Qualità Aria 2025.
Conto Termico 2.0: il contributo a fondo perduto per il riscaldamento a biomassa
Chi vuole un rimborso diretto e non una detrazione fiscale dovrebbe valutare il Conto Termico 2.0, gestito dal GSE. Si tratta di un contributo a fondo perduto che può arrivare fino al 65% delle spese ammissibili. Per una caldaia a pellet o legna, il contributo massimo è di 40 euro per kW termico installato, fino a un tetto di 30.000 euro. Per le stufe a pellet di classe A+ si parla di circa 30 euro per kW, con un massimo di 5.000 euro.
La novità 2026 è l’aumento del 5% per chi acquista legna o pellet con certificazione FSC o PEFC, un incentivo pensato per promuovere filiere sostenibili. I Comuni con meno di 5.000 abitanti beneficiano di un ulteriore bonus del 10%. La pratica va presentata sul portale GSE entro 60 giorni dall’installazione, con asseverazione dell’installatore.
Bonus regionali e incentivi locali: Lombardia, Veneto e Alto Adige in testa
Oltre agli strumenti nazionali, diverse regioni hanno attivato contributi integrativi per il riscaldamento a pellet e biomassa. La Lombardia offre un bonus del 40% fino a 3.000 euro (DGR 1234/2026, domande aperte fino al 31 maggio), il Veneto eroga un contributo del 50% per la sostituzione delle stufe, mentre la Provincia Autonoma di Bolzano mette a disposizione fino a 8.000 euro, a patto che la legna utilizzata sia certificata. Prima di avviare qualsiasi intervento, vale la pena verificare cosa offre la propria regione.
Quanto si risparmia davvero con una stufa a pellet nel 2026
I numeri aiutano a capire se conviene davvero. Un’installazione chiavi in mano di una stufa a pellet da 12-15 kW costa mediamente 4.500 euro nel 2026, con un risparmio stimato di 1.200 euro annui rispetto al riscaldamento a gas. Il ritorno sull’investimento si colloca tra i 4 e i 5 anni, senza contare le detrazioni fiscali che abbassano ulteriormente il costo reale. Il prezzo del pellet si attesta attorno a 0,38 euro al chilo a marzo 2026, in crescita del 15% rispetto all’anno precedente, ma ancora competitivo rispetto al metano.
Un consiglio pratico: prima di procedere, usa il simulatore ENEA per calcolare la detrazione spettante e confronta almeno tre preventivi da installatori certificati FIPER o Asso Pellet. Per i casi più complessi, un commercialista o un CAF possono fornire una pre-asseverazione che riduce il rischio di errori e contestazioni future da parte dell’Agenzia delle Entrate, che nel 2026 ha intensificato i controlli sui bonus edilizi.
Indice dei contenuti
