Ridere è una faccenda seria. Lo sa bene la neuroscienze, che ha dedicato decenni a capire perché un essere umano, di fronte a una situazione assurda o inaspettata, emetta quei suoni strani che chiamiamo risate. La risposta breve? Il cervello ama essere sorpreso in modo sicuro: quando qualcosa viola le nostre aspettative senza metterci in pericolo, scatta il meccanismo comico. Non siamo soli in questo: anche i ratti ridono, a modo loro, emettendo ultrasuoni durante il gioco. Gli scimpanzé fanno qualcosa di simile alla risata quando vengono solleticati. Insomma, l’umorismo ha radici evolutive profonde.
Nella storia, però, su cosa si rideva cambia moltissimo. Gli Antichi Romani, per esempio, erano maestri dell’ironia politica e della commedia degli equivoci — Plauto costruiva intere commedie su malintesi, identità scambiate, mogli sospettose e mariti bugiardi. Suona familiare? Anche la gelosia coniugale era già materiale comico duemila anni fa. Alcuni schemi narrativi sono talmente radicati nella psicologia umana che attraversano i secoli senza perdere un colpo.
La barzelletta: la moglie, il marito e… o’ cavall’
Ed eccone uno di questi schemi, versione napoletana, con padella annessa.
La moglie trova un bigliettino con scritto il nome di una donna nella giacca del marito. Alla sera, come il marito mette piede in casa, la moglie gli sferra una padellata in testa.
Il marito:
– Ahia che dolore… Mari’, ma che è? Sei impazzita?
– Ah così io sarei impazzita, eh?!? E questo biglietto che ho trovato nella tua giacca? Che hai da dire? Sentiamo un po’!
Il marito, elaborando velocemente:
– Ma no, no, che vai pensando… Quello è il nome del cavallo su cui ho scommesso con i miei amici l’altro giorno! Non è mica il nome di una donna!
La moglie, dispiaciuta:
– Oddio, scusami, Pasqua’, non volevo! Sai com’è, la gelosia mi ha fatto perdere la testa!
Il giorno dopo il marito torna a casa, apre la porta e subito dopo gli arriva un’altra padellata in testa.
– Oddio, Mari’… Un’altra volta? E mo’ che è successo?
– Pasquà’, t’ha telefonato o’ cavall’!
Perché fa ridere (e perché non puoi farci niente)
Questa barzelletta è un classico esempio di umorismo assurdo a doppio colpo. Il primo colpo — narrativo e fisico — arriva con la padella: la moglie gelosa colpisce il marito basandosi su un sospetto. Il marito si salva con una scusa brillante. Fin qui, tutto nella norma del repertorio comico tradizionale.
Il vero meccanismo comico esplode nel finale: la moglie, evidentemente, ha creduto così tanto alla storia del cavallo da aspettarsi che l’animale potesse telefonare. L’assurdo diventa reale nella sua testa — e quella seconda padellata è la conseguenza logica di una premessa illogica. È il classico ragionamento a sillogismo storto: se il biglietto era del cavallo, e il cavallo ha telefonato, allora il marito stava mentendo.
Il dialetto napoletano non è un dettaglio: amplifica il ritmo comico, rende i personaggi immediatamente riconoscibili e calorosi, e trasforma una situazione potenzialmente tesa in qualcosa di irresistibilmente umano. Mari’ e Pasquà’ potrebbero abitare nel tuo palazzo.
