Decretare la moto più bella al mondo è un esercizio che richiede lucidità, distacco dalla propria identità nazionale e una conoscenza approfondita della storia del motociclismo. La passione, da sola, non basta: serve uno sguardo critico, libero da condizionamenti generazionali, capace di attraversare decenni di evoluzione tecnica ed estetica per individuare quel modello che ha davvero cambiato tutto.
Prima e dopo la Honda CB750 Four: uno spartiacque nella storia del motociclismo
Il panorama motociclistico mondiale, fino alla fine degli anni ’60, era dominato da marchi europei con una tradizione consolidata: Moto Guzzi, Ducati, Laverda, Norton, Triumph. Erano moto iconiche, costruite con un’anima, spesso capricciose ma irresistibili. Poi arrivò lei. La Honda CB750 Four non si limitò a competere con la concorrenza: la rese obsoleta in un colpo solo. Il motociclismo, da quel momento, si divide nettamente in pre-Honda e post-Honda.
Presentata al Salone di Tokyo del 1968 ed entrata in produzione nel 1969, la CB750 Four rimase in listino fino al 1978, diventando in pochissimo tempo una delle pietre miliari del motociclismo di serie. Non si tratta di nostalgia: si tratta di riconoscere un fatto storico difficilmente contestabile.
Una scheda tecnica che era fantascienza per l’epoca
Ciò che stupì il mondo non fu soltanto il design, pulito e proporzionato, ma l’insieme di soluzioni tecniche che la CB750 portava in dote rispetto alla concorrenza dell’epoca:
- Motore a 4 tempi, 4 cilindri in linea da 736 cm³ con distribuzione a catena in testa
- 69 CV a 8.000 giri/min, una cifra impensabile per una moto di grande serie
- Velocità massima di circa 200 km/h e 400 metri da fermo percorsi in soli 13,5 secondi
- 4 carburatori Keihin da 28 mm e cambio a 5 rapporti
- Avviamento elettrico di serie, una vera novità per il mercato dell’epoca
- Freno a disco anteriore da 290 mm, abbinato a un tamburo posteriore da 178 mm
- Cerchi da 19 e 18 pollici con pneumatici rispettivamente 3.25-19 e 4.00-18
- Peso dichiarato di 239 kg a secco
Non solo tecnica: un’estetica che ha resistito al tempo
La CB750 Four non era soltanto prestazioni. Era bella, in modo diretto e quasi ingenuo, con quelle quattro pipe di scarico in parallelo che scendevano simmetriche, il serbatoio proporzionato e una strumentazione completa e leggibile. Un design che ancora oggi non stanca, che non urla ma convince. È il genere di moto che si guarda e si capisce subito perché ha fatto storia.

Il motore, poi, era rinomato per una affidabilità fuori dal comune rispetto agli standard dell’epoca, dove i propulsori europei richiedevano spesso attenzioni quasi quotidiane. Honda aveva portato sul mercato di massa qualcosa che prima era appannaggio di pochi: una moto potente, raffinata e che non ti lasciava a piedi.
L’eredità di un modello che ha riscritto le regole
Nel giro di un decennio, attraverso diverse versioni e cilindrate, Honda aveva ridefinito il concetto moderno di motocicletta. Il mercato non fu più lo stesso. I costruttori europei, pur restando simboli di fascino e artigianalità, dovettero fare i conti con una nuova realtà produttiva e tecnologica. La CB750 Four non fu solo una moto di successo commerciale: fu il manifesto di una nuova era.
Parlare oggi di moto più bella del mondo senza citarla sarebbe un errore di prospettiva. Non perché sia necessariamente quella che fa battere il cuore più forte, ma perché nessun altro modello ha cambiato così tanto, così in fretta, così bene. E questo, nel mondo delle due ruote, vale più di qualsiasi premio di design.
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