La barzelletta del cane al telefono che nessuno riesce a capire fa ridere ancora oggi

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha qualcosa da dire in merito: secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che invece accade. In pratica, è il corto circuito cognitivo a scatenare l’ilarità. Non siamo gli unici: anche i ratti ridono, ma a frequenze ultrasoniche che l’orecchio umano non percepisce — e i grandi primati producono qualcosa di molto simile alla risata umana durante il gioco. Già questo dovrebbe farci riflettere su quanto prendiamo sul serio noi stessi.

La storia dell’umorismo è lunga quanto quella dell’uomo. Gli Antichi Romani erano maestri dell’ironia pungente: si facevano beffe dei politici, dei nuovi ricchi (novi homines) e delle mogli infedeli — un classico senza tempo. Cicerone dedicò addirittura un trattato all’umorismo, il De Oratore, perché saper far ridere era considerata un’arte retorica vera e propria. Insomma, la battuta giusta al momento giusto poteva salvare un processo o affondare un rivale politico.

La barzelletta del cane al telefono

In casa della famiglia De Stefani squilla il telefono. Non c’è nessuno, tranne il cane. Il telefono squilla, squilla, squilla e ancora squilla… finché il cane non si stufa e va a rispondere lui. Salta sul mobile, butta giù la cornetta con una zampata e si mette con il muso davanti:

  • – Pronto? Famiglia De Stefani?
  • BAU!
  • – Pronto?
  • BAU! BAU!
  • – Come?
  • BAU! BAU! BAAUUU!
  • – Mi scusi, ma non riesco a capire quello che dice!
  • – Allora… B come Bologna, A come Ancona, U come Udine!

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico si basa su un doppio livello di assurdità. Il primo: un cane che risponde al telefono. Il secondo, ancora più geniale: il cane non si limita ad abbaiare a caso, ma quando non viene capito ricorre all’alfabeto fonetico — esattamente come farebbe un centralinista paziente e scrupoloso. È il colpo di scena finale a fare tutto il lavoro: l’animale si comporta in modo più professionale di molti operatori umani, e questa inversione di ruoli è il vero motore della risata.

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