Le radici shintoiste dello Sharingan di Naruto: perché non potrai più guardare la serie nello stesso modo

Naruto è uno dei manga più venduti della storia, con oltre 250 milioni di copie distribuite nel mondo secondo i dati ufficiali di Shueisha. Un successo che non è mai stato casuale. Se siete fan della serie, probabilmente avete passato ore a guardare battaglie con gli occhi spalancati cercando di capire ogni tecnica. Ma c’è una cosa che forse non sapevate: lo Sharingan, il Mangekyō Sharingan e le sue abilità più iconiche non sono frutto della fantasia pura di Kishimoto, ma affondano le radici nella mitologia shintoista giapponese. E una volta che lo sapete, non potrete più guardare Naruto nello stesso modo.

Tsukuyomi, Amaterasu e Susanoo: le divinità shintoiste dentro il Mangekyō Sharingan

Nel pantheon shintoista esiste una triade di divinità nate tutte dallo stesso evento: la purificazione del dio Izanagi. Questo dettaglio non è casuale, ed è esattamente il filo narrativo che lega tutto in Naruto. Tsukuyomi, il genjutsu più devastante dell’intero universo ninja, prende il nome direttamente dal dio della luna. Nella tradizione shintoista, Tsukuyomi nasce quando Izanagi si lava l’occhio destro, ed è associato alla luna e al passare del tempo e ai cicli temporali. Nel manga, l’abilità permette proprio di manipolare la percezione del tempo all’interno di un’illusione. Non è una coincidenza: è una scelta narrativa consapevole e brillante.

Amaterasu, la dea del sole, nasce invece quando Izanagi si lava l’occhio sinistro. Il collegamento con il Mangekyō Sharingan è diretto: nell’anime, Amaterasu è un fuoco nero inestinguibile che brucia tutto ciò che viene guardato, una forza assoluta e inarrestabile, proprio come la sua controparte mitologica rappresenta il sole nella sua potenza più pura. Infine c’è Susanoo, nato dalla purificazione del naso di Izanagi. Nella mitologia giapponese è il dio delle tempeste, e uno dei suoi miti più celebri lo vede sconfiggere un enorme serpente a otto teste chiamato Yamata no Orochi. Il villain serpentesco per eccellenza di Naruto, Orochimaru, porta nel suo stesso nome l’eco di questa leggenda antica. Il fatto che Susanoo sia in grado di sconfiggerlo nella sua forma serpente non è affatto una scelta casuale.

Izanagi e Izanami: il significato nascosto delle tecniche proibite del Mangekyō Sharingan

Il livello di profondità si alza ancora quando si parla delle tecniche proibite Izanagi e Izanami, entrambe legate alla perdita permanente della vista. Anche qui la mitologia spiega tutto. Nel mito originale, Izanami muore dopo aver dato alla luce Kagutsuchi, il dio del fuoco. Izanagi, distrutto dal dolore, scende nel Yomi, il regno dei morti, per riportarla in vita. Quando finalmente la trova, la vede in uno stato di decomposizione irriconoscibile. Incapace di sopportare quella visione, fugge nel mondo dei vivi e, per purificarsi da ciò che ha visto, si lava gli occhi e il naso, dando così origine ai tre figli già citati.

Qual è la tecnica del Mangekyō Sharingan più potente secondo te?
Amaterasu il fuoco eterno
Tsukuyomi padrone del tempo
Susanoo il guerriero divino
Izanagi riscrive la realtà
Izanami loop infinito

Ed è proprio qui che Masashi Kishimoto compie la sua mossa più geniale. Le due tecniche rispecchiano perfettamente la dualità del mito:

  • Izanagi nell’anime permette di riscrivere la realtà, cancellare danni subiti e modificare eventi già accaduti, esattamente come il dio che tenta di cambiare il destino già scritto della moglie morta, rifiutandosi di accettare ciò che è.
  • Izanami intrappola invece il bersaglio in un loop infinito da cui si può uscire solo accettando la propria realtà, proprio come Izanami nel mito che, consapevole della sua fine, accetta il proprio destino.

Entrambe le tecniche causano la perdita permanente della vista, un dettaglio che rispecchia perfettamente la storia: Izanagi si lava gli occhi proprio per dimenticare ciò che ha visto, come se quella visione avesse bruciato qualcosa di irrecuperabile dentro di lui.

Perché la mitologia giapponese è la vera spina dorsale dell’universo ninja di Naruto

Quello che rende Naruto davvero speciale non è solo l’azione o i personaggi memorabili. È la stratificazione culturale che si nasconde sotto ogni tecnica, ogni nome, ogni scontro. La mitologia shintoista giapponese non è un semplice ornamento estetico: è la struttura portante dell’intero sistema di poteri della serie. Kishimoto ha costruito un universo in cui il folklore e la narrativa emotiva si intrecciano in modo così coerente da resistere all’analisi più attenta. E una volta che si comincia a vedere questo livello di dettaglio, la voglia di rileggere tutto dall’inizio diventa davvero difficile da ignorare.

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